C’è la Tour Eiffel, Notre Dame, gli Champs Elysée, e poi c’è il frigo. Proprio così, il frigo. Anzi, no: i frigo, ché a dire il vero ce n’è più d’uno. No, non siamo impazziti, e anche voi, arrivati a questo punto, dovreste ormai aver capito che a Parigi, più che in qualsiasi altro posto del mondo, sanno esattamente come valorizzare il proprio capitale storico e culturale. Anche se questo vuol dire ripensare completamente la destinazione d’uso di antichi edifici abbandonati, e la loro trasformazione in veri e propri gioielli, quindi in autentiche attrazioni turistiche. E’ il caso, appunto, del “frigo di Parigi”.
Uno dei più grandi centri di congelazione e stoccaggio delle merci usato nella capitale francese prima della prima guerra mondiale. Agli inizi del ‘900 infatti Parigi decise di dare avvio alla costruzione di maxi frigo per facilitare la conservazione e l’approvvigionamento di prodotti freschi nel grande mercato de Les Halles, che sorgeva in pieno centro a Parigi. Ma non pensate ai frigo che abbiamo oggi a casa noi, non scherziamo, qui si trattava di realizzare qualcosa che potesse tranquillamente bastare a garantire la conservazione di cibo e bevande per una città come Parigi, e allora si decise di tirare su un autentico edificio in muratura alto decine di metri e largo centinaia (avete capito bene) che potesse assolvere al compito senza troppi sforzi. Dentro venne porzionato e diviso in base alle esigenze del tipo da conservare.
Questi frigo divennero indispensabili per la città, e lo furono fino agli anni ’60, quando Les Halles non sparirono e al suo posto sorsero i mercati di Rungis. Malgrado il loro splendore, per oltre 25 anni “i frigo” di Parigi furono lasciati in abbandono. Ma a partire dagli anni ’80, tutta una popolazione di artisti parigini “invase” fisicamente quegli spazi e, là dove fino a pochi anni prima venivano stoccati baccalà e cosci di pollo, presero presto posto autentiche opere d’arte. Anche i locali vennero rimessi a nuovo e adattati ad uno stile decisamente più appropriato a questa nuova destinazione.
Oggi, grazie anche all’intervento delle amministrazioni che negli anni si sono succedute, “il frigo di Parigi” può essere considerato un autentico villaggio artistico che, nell’economia di una vacanza a Parigi, merita sicuramente una visita. Unico peccato è che, non essendo un museo a tutti gli effetti, non rispetta orari e aperture da struttura tradizionale, ma è soggetto a lunghi periodi di chiusura. E questo, in una città come Parigi, una capitale europea devota alla filosofia del “tutto-sempre-aperto”, non fa che accrescere il piacere per una visita in questo luogo che potremmo definire “incontaminato”.